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Seminari esperienziali, cinematherapy e sophia – art

CINEMA, IDENTITA’ E PSICHE: UNA METODOLOGIA DI LAVORO DI GRUPPO

Il cinema e la cinema terapia

‘Oh me, oh vita! Domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei d’infedeli, città gremite di stolti, che v’è di nuovo in tutto questo, oh me, oh vita?’ Risposta: ‘Che tu sei qui. Che la vita esiste, e l’identità. Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso.’ Quale sarà il tuo verso?”

Le parole precedenti sono tratte da una poesia di Walt Whitman e vengono citate dal protagonista del film “L’attimo fuggente” di Peter Weir.
Credo che tali parole si prestino molto bene per descrivere ciò che può accadere nel profondo alle persone che partecipano ad un seminario che utilizza il cinema come “creazione artistica rigenerativa e riparativa” dell’identità.
Al termine del lavoro ogni partecipante dovrebbe poter dire, utilizzando ancora le parole dello stesso personaggio del film sopra citato:

“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.”

Non esiste una precisa scuola o data a cui poter far risalire la nascita dell’applicazione del cinema nella psicoterapia; possiamo certamente affermare però che psicoanalisi e cinema erano fin dalle origini destinati ad incontrarsi: la straordinaria coincidenza della contemporaneità della loro nascita negli ultimi anni del XIX secolo, l’utilizzo di una nuova forma di linguaggio finalizzato a stupire, conoscere, destabilizzare, e penetrare nelle stupefacenti profondità dell’animo umano, suscitando emozioni profonde, sono elementi che appartengono ad entrambi.

La visione della realtà esterna ed interna all’essere umano risulteranno per sempre trasformate dalla scoperta dell’inconscio e dalla nascita della cinematografia, ed i confini tra immaginazione e realtà saranno per sempre riscritti, ponendo nuove domande sul senso e significato del nostro essere al mondo e sul modo in cui la nostra mente costruisce la propria identità e le proprie relazioni (oggettuali ed interpersonali).

L’intento dei fratelli Lumière, inventori della cinematografia nel 1895, era infatti, fin dall’inizio, di dare allo spettatore la sensazione del vero, e ci riuscirono pienamente. Ad esempio, in uno dei loro primi corti, ripresero un treno che rientrava in stazione e chiunque lo vedeva aveva paura che il treno lo travolgesse (L’Arrivée d’un train en gare de La Ciotat).

L’intento di Freud era di far intravvedere al paziente la possibilità di una verità “altra” su di sé, una realtà, o meglio una storia nascosta raccontata con altre parole a partire dal sintomo nevrotico usato come via d’accesso particolare, come una “pellicola” con cui scrivere un nuovo racconto della propria vita.

L’idea di avvalersi di un film come strumento terapeutico risale agli anni ’50, quando vennero pubblicati i primi lavori pionieristici in cui si descriveva come si potessero utilizzare certi film in una psicoterapia di gruppo con pazienti psichiatrici.
Da allora tale strumento è stato utilizzato in molti modi sia come strumento terapeutico a se stante per gruppi di persone con problemi psichici o semplicemente esistenziali particolari, sia come strumento complementare a terapie condotte con i più diversi approcci.
Vogliamo qui ricordare come particolarmente significativi la “Sophia-Art” del prof. A. Mercurio e il Teatro-Danza Sophianalitico della dott.ssa I.G. Sorgi, metodologie che nascono entrambe dal comune terreno teorico e metodologico psicoterapeutico della Sophia-Analisi creata sempre da A. Mercurio.

La metodologia

Il lavoro che viene svolto nei seminari di cinema therapy è di tipo teorico – esperienziale.
I gruppi partecipanti dovrebbero quanto più possibile essere accomunati da problematiche psicologiche o esistenziali simili o avere comuni interessi di approfondimento delle tematiche sviluppate.

Possiamo individuare alcune fasi nello svolgimento e conduzione del seminario:

Fase preparatoria:
è importante che i partecipanti abbiano ben chiaro che, anche se la visione di un film opportunamente scelto per il suo valore artistico e per la tematica trattata può di per sé essere produttrice di effetti a livello psico-corporeo, affinchè tali effetti possano tradursi in una trasformazione identitaria profonda che abbia un significato evolutivo per il soggetto partecipante, occorre che questi, a partire dalla visione iniziale del film partecipi attivamente a tutto il lavoro.

Visione collettiva del film:
non si tratta di una semplice visione passiva ma di una visione con una modalità simile a quella che in psicoanalisi ha l’analista nell’ascoltare i propri pazienti: “un’attenzione fluttuante” consistente nell’immergersi nel film completamente per farsi compenetrare dalle emozioni e dalle identificazioni con i personaggi e con gli elementi narrativi (musica, paesaggio, elementi formali della formali introdotti dal regista) e continuamente uscire, distaccarsi per rendersi consapevole di ciò che sta accadendo nel proprio mondo interno.

Chiave di lettura:
il lavoro successivo viene poi guidato dal conduttore attraverso una appropriata “chiave di lettura” finalizzata a favorire l’elaborazione e la presa di contatto con i processi di identificazione e proiezione che ognuno dei partecipanti ha messo in atto, con gli elementi simbolici che consentano di ricondurre tutti i personaggi del film dentro noi stessi, come parti diverse di noi che ci appartengono, così come appartengono al regista, in modo molto simile a quello che avviene nei sogni: la storia narrata è solo il contenuto manifesto che ci consente, attraverso le nostre identificazioni ed emozioni e ad un lavoro di decodificazione ed analisi, di comprendere qualcosa in più di noi, della nostra vita, delle nostre difficoltà, dei nostri progetti e di operare una trasformazione profonda del nostro essere.
Così come in un sogno i personaggi della storia, ma anche tutto ciò che le fa da contorno, come il paesaggio, gli oggetti, i colori, la struttura del racconto, sono elementi della nostra psiche, parti di noi che possono essere interpretate.
Per i film che possiamo considerare vere e proprie opere d’arte inoltre, come dice Antonio Mercurio nel suo libro “La vita come opera d’arte e la vita come dono spiegata in 41 film”:
…il senso, il significato da cogliere, non è mai uno solo. E’ proprio dell’opera d’arte racchiudere in sé molti significati e non uno solo. E, di questi significati, a volte, il regista ne conosce uno solo, a volte non ne conosce nessuno.”

Lavoro di gruppo:
questo procede attraverso passi successivi che prevedono una condivisione e una comunicazione verbale e, gradualmente una rielaborazione psicodinamica e corporea che ha il culmine in una rappresentazione psicodrammatica che coinvolge tutti i partecipanti divisi in piccoli gruppi.
Attraverso questo tipo di lavoro, che naturalmente presuppone la capacità di lavorare con le persone sul piano psicodinamico e simbolico, e di riconoscere le dinamiche interpersonali ed intrapsichiche che si manifestano, il cinema realizza pienamente tutte le proprie potenzialità di entrare in comunicazione con il nostro inconscio e con la nostra esistenza e di attivare energie e significati che giacciono latenti dentro di noi.
Ciò in particolare se i seminari sono inseriti in un percorso psicoterapeutico personale che favorisce ancor più tali processi.

Dr. Stefano Boni